Il Cielo Posteriore

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Ortoressia

Claudia Ravaldi 18 novembre 2005 modificato 31 dicembre 2008

Stile alimentare alternativo o disturbo alimentare?

La parola ha origini antiche, deriva dal greco e originariamente significava stile di vita. Per molti anni è stato sinonimo di ‘perdita di peso’, e dunque le diete proposte si basavano sulla restrizione calorica, sia qualitativa ma soprattutto quantitativa degli alimenti.
Da qualche decennio alcune correnti di pensiero sostengono e pubblicizzano diete e stili alimentari che in realtà modificano le abitudini di vita, e dunque riprendono l’antico ed originario concetto di come stile di vita. Alcuni esempi, ad oggi privi di validi riconoscimenti scientifici possono essere la legata ai gruppi sanguigni, la ‘zona’ o le diete basate sulle cosiddette ‘intolleranze alimentari’, che nulla hanno a che vedere con le gravi patologie immunoallergiche tipo allergie alimentari o celiachia.
L’adozione di particolari diete o stili alimentari può avere anche presupposti teorici di tipo religioso, etico, filosofico o spirituale, come ad esempio la tradizione musulmana a proposito della macellazione delle carni e della consumazione dei pasti, l’adesione ai principi vegetariani o vegan, le teorie basate sui principi ayurvedici o sulle antiche medicine orientali.
Da qualche anno si parla inoltre di un nuovo stile alimentare, l’ortoressia nervosa, come di una vera e propria ossessione riguardante una alimentazione rigorosa, al fine di ottenere uno stato di massimo benessere fisico e spirituale, basato soprattutto sulla sensazione di perfezione e purezza.
L’autore che per primo ne ha parlato nel 1997, il dr Steven Bratman, ha messo in evidenza nel suo articolo che questo fenomeno, pur originando da alcuni presupposti teorici riconosciuti e diffusi per una alimentazione sana e corretta, si caratterizza per l’estrema rigidità nel mantenere a tutti i costi un’alimentazione ’salutisticaa’ ed una elevata selettività nella scelta dei cibi, creando non pochi problemi sia dal punto di vista psicofisico che psicosociale.
La ortoressica è infatti una scarsamente standardizzata, ognuno tende a personalizzarla a seconda delle sue scelte, e quindi può provocare carenze nutrizionali e dimagrimenti anche gravi.
Al contrario dei pazienti affetti da disturbi del comportamento alimentare classici (anoressia nervosa e bulimia nervosa) i soggetti con ortoressia non sembrano avere interesse nella modificazione delle loro forme corporee, privilegiando un ideale di purezza e perfezione ascetica che va spesso oltre le reali necessità dell’organismo.
L’ortoressia si caratterizza inoltre per il progressivo isolamento sociale provocato dall’assenza di convivialità e dall’incapacità di condividere i pasti con soggetti non ortoressici.
Gli studi su questo problema sono molto pochi e bisogna anche considerare che i soggetti noti ai medici o ai nutrizionisti rappresentano probabilmente soltanto la punta dell’iceberg, perchè sono i più gravi, i più denutriti, o i più compromessi dal punto di vista psicologico e sociale.
Il numero di persone, specialmente giovani e adolescenti, che sperimenta diete e stili alimentari rigidi in maniera autonoma senza ricorrere al parere dei medici o dei nutrizionisti è infatti molto alto. Questa tendenza può essere rinforzata e sostenuta dal gruppo dei pari o da altri soggetti che adottano questo stile alimentare, fino a creare vere e proprie comunità.
Al di là delle motivazioni di partenza e del tentativo di mangiare sano, l’ortoressia rappresenta dunque un problema perchè estremizza la e lo stile alimentare e paradossalmente, in modo ossessivo e rigido, si allontana dallo scopo di partenza, creando tutti i presupposti per una alimentazione sbilanciata e carente.

Tratto da www.psico-terapia.it

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